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Lettera 27
Redazione | 25-11-2007 | ITA
E se il mondo parlasse un'altra lingua? Non più quella dei colonizzatori, ma quella dei colonizzati, degli esclusi, dei "paria". Una lingua contro i pregiudizi della cultura occidentale.

Abbiamo voluto aspettare un anno o poco più per parlare di lettera27, la fondazione non profit nata in Italia, nel luglio 2006, e sostenuta da Moleskine. Abbiamo voluto aspettare per vedere quanto dell'ambizioso progetto si sarebbe tramutato in realtà. E come. "Promuovere il diritto all'alfabetizzazione, all'istruzione… e, più in generale, l'accesso alla conoscenza e all'informazione… in particolare nelle aree più svantaggiate del mondo". Abbiamo voluto aspettare per sapere se sarebbe stata l'ennesima scatola vuota, ma ben confezionata, oppure un progetto "operativo".

Abbiamo aspettato.

Di operativo abbiamo trovato il progetto WikiAfrica, con una partecipazione al Festivaletteratura di Mantova, una presenza alla Fiera del Libro di Francoforte e diversi workshop per addetti ai lavori. Come dire che finora si sono curate molto le pubbliche relazioni e le alleanze con i salotti bene della cultura. Ma che ne è stato, in un anno e mezzo, dell'idea di inserire nell'universo globale di Wikipedia la realtà africana con il suo vocabolario? "Griot, poesia tuareg, botanica africana, islam nero…" Cinque - e sottolineiamo cinque - borsisti di lettera27 si sono preoccupati di inserire queste e altre centinaia di parole come queste su Wikipedia. Uno sforzo ammirevole, considerati i 75.000 euro di stanziamento resi disponibili all'impresa.

Poi ci sono i taccuini Moleskine che alcuni artisti - Dave Eggers, tanto per citarne uno - hanno donato a lettera27 per perorarne la causa. Se siete curiosi di vederli, basta fare un tour di Moleskinecity.

O, ancora, ci sono i 448 messaggi raccolti nella "torre di Babele", con provenienza Italia e resto del mondo, ma curiosamente quasi tutti scritti in italiano (meno di dieci quelli in lingua straniera). Nelle intenzioni degli autori/fautori, "la torre di Babele" avrebbe dovuto essere uno spazio dedicato alle "migliaia di pensieri, frasi e sogni sul tema del diritto all'istruzione e dell'accesso alla conoscenza". In un anno e mezzo la meta del primo migliaio appare ancora lontana. E fra quelli in elenco, molti non vanno oltre i "saluti e baci".

Fra gli intenti della fondazione si legge: "Nello sviluppo e conduzione della propria attività, la fondazione è aperta alla collaborazione con altri enti, organizzazioni o singoli che perseguano finalità analoghe". Perché allora l'unica collaborazione di cui si ha notizia è quella con Amref Dagoretti Children, per la realizzazione di un laboratorio teatrale alla periferie di Nairobi? Perché non si trova traccia alcuna di collaborazione con uno dei tanti poli di aggregazione culturale che ruotano attorno ai blogger africani, per esempio?

Perché non vi si trova traccia o informazione alcuna su quello che il resto dell'universo-mondo fa per alfabetizzare i paesi in via di sviluppo? Per esempio, nel 2002, l'ONU ha inaugurato il progetto Millenium Villages, al fine di combattere la povertà nel Terzo Mondo. E proprio fra gli obiettivi di questa lotta alla povertà, vi è l'alfabetizzazione, la libera circolazione delle informazioni e il diritto alla comunicazione. Come? 79 villaggi africani, grazie alla collaborazione della Columbia University di New York e al colosso per la telefonia Ericson, otterranno - gratuitamente - le infrastrutture di rete necessarie alla telefonia e batterie a energia solare per cellulari. Terranet, azienda svedese finanziata da Ericson, sta collaudando in Ecuador e Tanzania una tecnologia sperimentale di peer-to-peer per cellulari: un network autonomo all'interno del quale è possibile comunicare senza costi.

Ma oltre ai progetti di provenienza "occidentale", ci sono anche le iniziative coraggiosamente autoprodotte. William Kamkwamba a 14 anni ha costruito un mulino a vento per produrre elettricità per la sua famiglia. Cinque anni più tardi ha creato un blog, per la ricerca e il finanziamento di progetti finalizzati allo sviluppo del suo paese: il Malawi Windmill Blog.

Secondo Internet World Stats, l'Africa è il continente che ha maggiormente incrementato - tra il 2000 e il 2007 - il numero di utenti Internet: 874% in più, rispetto al 236% in più fatto registrare dal resto del mondo nello stesso periodo di tempo. Se i numeri possono impressionare è bene ricordare che questo incremento vertiginoso si traduce appena nel 4,7% della popolazione africana. Insomma, in Africa, soltanto una persona ogni 20 usa Internet.

Eppure quel 4,7% di internauti dispone della voglia e dei mezzi per farsi sentire, in maniera autonoma, senza la mediazione dei progetti-sviluppo occidentali. Basta dare uno sguardo ad Afrigator, African Path, African Loft, allAfrica, Timbuktu Chronicles e Africa Unchained.

Anzi, la giornalista Jennifer Bréa afferma che i blogger africani non hanno in simpatia il fatto che siano "esperti" non-africani a parlare della loro realtà. Di più: gli africani chiedono alla rockstar Bono di smetterla con le sue campagne umanitarie - sostiene la Bréa - perché l'assistenzialismo e il paternalismo occidentale fiaccano le risorse e la creatività individuali.

L'Africa può farcela da sola. E questo sembrano averlo capito bene i cinesi, che nel continente africano vedono un nuovo mercato nel quale investire; al contrario di noi europei che continuiamo a considerare i paesi del Terzo Mondo alla stregua di un malato bisognoso di cure e attenzioni speciali.

Se si vuole avere un'idea del fermento e delle risorse culturali di cui dispone il cosiddetto "Terzo Mondo", potrà essere d'aiuto Global Voices Online, il sito, creato dall'americano Ethan Zuckerman, nel quale è possibile trovare tutti i blog dei paesi in via di sviluppo. A Zuckerman va anche il merito di aver fondato, nel 2000, Geekcorps (http://www.geekcorps.org/): gruppo non profit di volontari, provenienti dalle più grandi compagnie hi-tech, di Stati Uniti ed Europa, disposti a lavorare gratis, per 1-4 mesi, come formatori nei paesi in via di sviluppo.

E queste di sicuro non sono scatole vuote, anche se ben confezionate.
Note