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Estratti antologici: Fuoco su Babilonia
Valentina Brunettin | 25-03-2008 | ITA
Il secondo romanzo di Valentina Brunettin, Fuoco su Babilonia, è stato pubblicato quattro anni dopo il suo premiato esordio. E la scrittura, qui, la fa da padrone, con un linguaggio espressionista, sontuoso, ricorsivo, umido. Al centro della storia – ambientantata in una Berlino già hitleriana, seppure molle e gaudente – l’incontro di un delicato amore omosessuale con l’orrore nazista.

Fu un istinto spesso, ruvido, incosciente.
Mi svegliai completamente rimescolato dalla fame, una fame intensa, un fremito, un bollore acido che risuonava in ruschi e mulinelli.
Ero sudato, ansioso, le labbra aride e il palato pastoso, tanto che deglutire creava un attrito fastidioso sulle pareti orali.
Venni invaso da un’orgia di desideri. Negli occhi, immagini di polli sfrigolanti nel burro, di pane e crema di fragole, di bistecche lucide di grasso.
Zampettai giù per le scale, franando su qualche scoglio di abiti vecchi, puzzollenti.

[…]

La cucina era un cubo di buio, punzecchiato talvolta da sottili bagliori, aghi di luce azzurra.
Mi acquattai, immergendomi nello strato scuro della stanza. La dispensa era semiaperta, seducente e satanica. Infilai una mano dentro, tremando per l’orrore. Rovistai fra i ciuffi di scarafaggi e toccai l’assoluto vuoto di cibo. Ritirai la mano. Aprii dunque un cassetto: coltelli affilati, siringhe marcite e garze annodate in arruffati anemoni maleodoranti. Le mie dita ripresero la loro ricerca disperata, mentre lo stomaco si contraeva nelle doglie della fame, una fame insistente e voluminosa, lievitante e soffocante.
Ero così affamato che avevo la nausea.
Scoprii invero una piccola lattina polverosa fasciata da un’etichetta sottile, gonfia di bubboni di umidità. Carne in scatola. Con un coltello le forai il coperchio.
Dal piccolo tratto un forte odore di marcio mi salì alle narici. Mi allontanai, perché la gola pulsava in conati.
Infine ritrovai il coraggio. L’odore sembrava essersi attenuato, sembrava essersi dissolto come le polveri dei più importanti tesori antichi che, scoperti, rivelano poi il loro splendore.
Piangevo mentre accoltellavo il coperchio di metallo fine. Il metallo cedette, definitivamente sconfitto. La carne si presentò molliccia, percorsa da una linfa verdognola, i pezzi rigidi nel ghiaccio della putrefazione e il collante illiquidito.

[…]

Mi farcii la bocca di questa carne maledetta e sebbene il sapore fosse disgustoso, di morto, di fogna, di fango e sangue, mi sforzai di riconoscervi un retrogusto lievemente piccante. Nella mia illusione, ingurgitai follemente quel pasto indecoroso, senza badare ai bocconi che, sotto i denti, si spaccavano in un guizzo salmastro e lutulento.
Quando ebbi terminato, l’ironia mi spinse a muovermi verso un ritto capello di luce. Esaminai la lattina. La carne era scaduta tre anni prima. Non mi allarmai, anzi, mi venne da ridere.
Mi lavai le mani in un catino, quasi mi sentissi in colpa, quasi qualcuno avesse potuto rimproverarmi per quel furto annusandomi le unghie.
Note
Valentina Brunettin
Fuoco su Babilonia
Marsilio, 2002
pp. 358, euro 16,50