Rubriche
Ricamiamoci su
Letizia Mirabile | 30-06-2008 | ITA

L’umorismo agrodolce e i suoni taglienti della lingua siciliana per raccontare l’imprenditoria del “pizzo”. In forma di monologo teatrale.


(Entra in scena una donna, si schiarisce la voce, fa un sorriso agli ascoltatori e inizia)


Buona sera.
(si compiace)

Sono qui per portare la mia esperienza. Abìto – dico così perché poi sembra l’abito, la vestina – qui vicino, in una casa popolare.
Dio solo sa quanto m’hanno sbattuto
(si ferma, guarda in aria, si rende conto del doppio senso)
per farmi avere ‘stu buchetto.
Certo ‘u Comune è a come vuole il Signore! Ma io mi ‘nni futtu perché c’ho un amico alla Regione, che mi dà consigli troppu belli! Ma comu si chiama?
(pensierosa, cerca di ricordare)
Non me lo ricordo mai. Non mi ricordo mai nessun nome. Sarà una cosa… come dire, antologica della mia professione. Tutti mi canusciono e m’arrispettano, ma io propia non mi ricordo di nuddu.
(stizzita)
Siii, m’arrispettano, e cheee devono rispettare solo gli uomini? Io mi sono guadagnata il rispetto lavorando per una società migliore, dove c’è sicurezza, ordine e qualcuno che ti protegge, insomma per il bene. Mio principalmente e se posso aiutare qualcuno
(smorfia aumma aumma)
pure.

Vi domanderete che cosa faccio. Sono una giovane imprenditrice, essendo che sono femmina c’ho avuto gli aiuti dallo Stato. Sapete bene quanto è difficile per una donna avere a che fare con gli uomini. Devi dare qualcosa in cambio, anche solo sorrisi, così loro credono di poterti dominare e governare. Tu cci cali la testa e intanto ottieni ciò che vuoi. Più o meno.

Comunque vi dico quello che faccio: il pizzo. Sì, le trine, i merletti. Ormai dopo tant’anni so come si lavora, capisco cosa è adatto alla gente prima che me lo dice. Quando ero più piccola lavoravo con mia madre e mio padre, poi mi sono messa in proprio. Dopo la fuitina con il mio fidanzato, ca s’innio dopo quattro mesi, perché non sopportava di dovere lavorare seriamente e non voleva aprire un negozio con me, mi sono ritrovata sola, povera e pazza.
E secondo voi m’avia a sparare? Ma manco per idea, per un cornuto un cornuto e mienzo!
Io cc’avia a riuscire. Anche per la soddisfazione di non dover dipendere da nessuno. Se avissi lavorato con i miei fratelli sarei rimasta in cucina a scrivere e tenere i conti. Io voleva invece gestire i miei affari direttamente. Ho iniziato girando porta a porta, chiedendo a tutti, sfruttando il momento diciamo particolare, presentandomi umilmente.
La mia vittoria è stata i prezzi modici. Non ho mai chiesto cifre troppo alte. Mi rendo conto che in questo periodo di morti di fame, in cui manco la pensione d’invalidità ti arriva come prima, nessuno può spendere assai, anche per le cose necessarie. E io mica ho alzato i prezzi! Uguali da anni. E c’è gente che ancora mi deve pagare! Ma io queste cose non le dimentico, sugnu troppo ordinata, c’ho un libro dove segno tutto. Chi paga e chi no, così mi so regolare e mi so difendere dai furbi, che si scurdano chi gli ha fatto del bene. E l’ordine aiuta. Mica stu schifiu ca stannu facennu! Prima c’era più rispetto, ora ‘un si capisce cchiù niente. Tutti fanno tutto. Giudici ca parrano di scrittori, politici che parlano di fiction, cuochi che si occupano di pittura… Tra poco pure i poliziotti si metteranno a fare il pizzo. E così a mia non m’arresta cchiù niente! Ma io sono furba. Ho messo un ferro davanti le porte, mi sono fatta, diciamo, benvolere e nella mia zona c’abbasto io alla gente. C’hanno fiducia di me. E poi sono la prima che si mette in propio. La prima femmina in questo ambiente che si espone. Questo piace alla gente, avere a che fare con una donna, li rassicura, cci sembra di avere a che fare con la mamma. E io ce lo lascio credere, perché devo toglierci le illusioni. In fondo mi fa pure piacere, non mi costa nulla e c’è questo senso di intoccabilità. Anche i vecchi porci si quartìano. Mica possono toccare la mamma! La mamma è sacra, come l’angelo. Non puoi arrubbare a S. Gennaro altrimenti la scarogna si scatena e non ti lascia spazio. Io li tratto come gli scecchi: carota e frusta! Più sei rigida, più la gente ti teme e t’arrispetta. La gente vuole capi, vuole persone vincenti, vuole punti di riferimento. Non esiste la capacità di autodisciplina o c’imponi l’ordine o ti assaltano e s’inni futtono. E io c’ho da mandare avanti l’azienda.
Per farmi aiutare ho preso un ragazzo, che prende le consegne e me le porta. È fidato, sveglio anche se ha solo diciassette anni. Non lo infinocchiano. Ha vissuto per strada e si è affezionato a me, perché l’ho aiutato per certi problemucci che ha avuto.
(fa il cenno della galera)
Quando hai la fedeltà di queste persone sei al sicuro, megghiu di un patto di sangue fra gli uominicchi, che cu stu fatto credono di potersi comprare gli altri, non capendo che invece mettono le basi per una competizione spietata. Io non chiedo niente, io aiuto. Sono gli altri che si sentono in dovere di ricambiare. Per gratitudine ovviamente! E io che faccio rifiuto? Non potrei, si offenderebbero! Accetto per gentilezza il loro lavoro e se posso, se sono validi, li inserisco da qualche parte, piccoli lavoretti, accussì si possono permettere il pachetto di sigarette. Così ho assunto Benny, c’ho dato un ruolo nella vita, nella società. Lui lo sa che con me è al sicuro, se si comporta bene io so come gratificarlo. Lo faccio studiare, che c’aveva le alimentari. Voglio che vada avanti. Comunque, lui va in giro e io mi sbrigo il lavoro di dietro. Certo, è un lavoro combattoso, ma mi permette di non avere capi, orari, mi consente di avere contatti con il pubblico, conoscere gente, allargare la clientela. E poi una volta che hai i tuoi fedeli, hai un guadagno sicuro, più o meno, per tutta la vita, dipende se la loro o la tua.
L’unico guaio è che sei esposto, devi stare attento a fare le cose per bene, devono sembrare pulite, altrimenti la gente si lamenta e mica è bello. Bisogna lasciare profumo, essere disponibili, venire incontro agli altri, fare qualche favore per carità cristiana, come il buon Dio c’ha insegnato. Io sono molto religiosa: vado a messa, do da mangiare ai canuzzi abbandonati, do soldi quando qualcuno ha bisogno… con interessi bassi. Insomma faccio quello che posso.

Il mio sogno è quello di potermi allargare
(sospensione)
a macchia d’olio, continuando a lavorare onestamente. Magari mettere un franchising, sì un’organizzazione, aprire in altre città dove c’ho amici che mi aiuterebbero.
Quindi invito tutti a crederci nei propi sogni e state sicuri che se cercate le vie giuste, ma propio giuste, ci sono le strade e le persone che vi aiutano e potete trovare anche voi il modo di andare avanti. Basta volerlo veramente!

30 giugno 2008

Note