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Non parliamo di politica. Diamo i numeri
E.vian | 22-04-2008 | ITA
Come e perché la tabellina del quattro o il pallottoliere sarebbero bastati, per vincere le elezioni in Italia.

L’8 maggio 2008 la Repubblica Italiana compirà 60 anni.
60 anni fa, l’8 maggio 1948, De Gasperi – con una coalizione DC, PLI, PSLI, PRI – avviava la prima legislatura repubblicana.
In questi 60 anni si sono avvicendati 57 governi. Comincia adesso il 58esimo.
Di questi 58 governi, due soltanto sono stati di Sinistra (esula dalle considerazioni di tipo matematico un’attenta disamina di cosa significhi “Sinistra”).
In 60 anni di Repubblica, la Sinistra ha governato per 2516 giorni (poco meno di 6,9 anni solari).
Statisticamente, la Sinistra ha influito meno del 10% sul corso storico-cronologico della Repubblica Italiana.
Eppure, contro ogni evidenza matematica, non ci si stanca di affermare che se l’Italia va a rotoli, è colpa della Sinistra.

Qualche considerazione di ordine economico. Ancora numeri.
L’euro è entrato in vigore, come moneta unica obbligatoria, il 1° gennaio 2002.
Al Governo c’era – dal 30 maggio 2001 – la XIV° Legislatura: ovvero la coalizione FI, AN, LN, CCD, CDU, PR.
Per inciso, la suddetta coalizione è rimasta in carica fino al 17 maggio 2006.
In questo lasso di tempo il prezzo delle zucchine, al dettaglio, è passato da 3.300 lire al chilo a 4,5 - 5 euro al chilo (stiamo parlando della zucchina qualità “romanesca”).
Statisticamente, l’aumento è stato quasi del 300%.
Eppure, contro ogni evidenza matematica, non ci si stanca di affermare che se la zucchina ha subito un’impennata strepitosa, è colpa della Sinistra.

Altri numeri. Che noia.
Il salario di un metalmeccanico, nel 2000, era di circa 2.500.000 di lire. Oggi, equivalente a circa 1.250 euro.
È statisticamente comprovato (la fonte sono ISTAT ed EUROSTAT) che, per tenere dietro al diminuito potere di acquisto dei salari italiani e all’aumento dell’inflazione, ogni metalmeccanico dovrebbe guadagnare – oggi – almeno 1.500 euro al mese.
Questa, infatti, era la richiesta avanzata dai sindacati dei metalmeccanici già nel 2002, ovvero in piena XIV° Legislatura.
Eppure, contro ogni evidenza matematica, se il metalmeccanico non si può più permettere le zucchine romanesche, la colpa è della Sinistra.

Dalle cifre alle lettere.
L’attuale rating italiano è A+ (secondo Standard & Poor’s).
Il rating, per gli amici “tasso di rischio”, è quel parametro internazionale che determina la credibilità economica di un paese. Si misura da un massimo di AAA a un minimo di BBB–, per progressiva sottrazione di lettere e aggiunta di segni + o –.
Per intenderci, AAA corrisponde al benessere di nazioni come la Svizzera, cassaforte d’Europa (dopotutto non è un caso se il rating viene stabilito in base agli accordi di Basilea!). BBB– corrisponde invece a nazioni sull’orlo del baratro, come l’Argentina di qualche anno fa.
La semplice aggiunta di un segno meno accanto alla A, o ancor peggio la progressiva sottrazione di lettere A, determinano il crollo della fiducia dei mercati esteri sull’economia nazionale.
Il che non significa soltanto il crollo della produzione industriale, degli investimenti economici, del progresso e del benessere di pochi e fortunati eletti, ma – nel piccolo salvadanaio quotidiano – si traduce nell’aumento, ad esempio, dei tassi d’interesse bancari sui mutui e sui prestiti.
Il 19 ottobre 2005, per unanime decisione di due delle tre più grandi agenzie di rating (Fitch e Standard & Poor’s), l’Italia è passata in un sol colpo da AA ad A+, saltando la tappa intermedia di AA–.
Il 19 ottobre 2005 rientra nella XIV° Legislatura, ovvero sempre quella iniziata il 30 maggio 2001 e finita il 17 maggio 2006.
Eppure, contro ogni evidenza matematica, se il metalmeccanico senza più zucchine romanesche vive in un paese la cui credibilità economica è crollata sul finire della XIV° Legislatura, la colpa è della Sinistra.

Veniamo dunque alla domanda cruciale: perché invece di parlare di politica e fare comizi elettorali, non torniamo a scuola a insegnare le tabelline?
Chissà che magari, così, i futuri elettori non sviluppino un’attitudine responsabile alla matematica.

Note
E.vian è il nom de plume di un ricercatore italiano all’estero.


Immagine di Giovanni Pintori (1949)