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Chi ha paura di Beppe Grillo?
Maria Agostinelli | 30-06-2008 | ITA
Da qualche anno l’uomo nuovo della società italiana ha il volto di un comico: Beppe Grillo. Guastatore, mattatore, grandissimo comunicatore. Amato e odiato a destra come a sinistra, il “fenomeno Grillo” è legato all’insofferenza degli italiani verso le istituzioni, ma è ancora tutto da comprendere. Ne abbiamo parlato con Emilio Targia, giornalista, voce di Radio Radicale e co-autore di Chi ha paura di Beppe Grillo? reportage giornalistico ampiamente documentato, scritto insieme alla linguista Federica De Maria e al sociologo Edoardo Fleischner.

Chi è stato Beppe Grillo?
Grillo nasce artisticamente nella Genova ricca di talenti degli anni Settanta, dove si esibisce in cabaret e spazi simili. La fama gli arriva grazie a uno dei grandi protagonisti della televisione italiana, Pippo Baudo, che ne riconosce la comicità particolarmente energica e lo lancia.
Dopo alcuni anni di brillante carriera televisiva, Grillo comincia ad agganciarsi al quotidiano e poi al politico. Nel 1986 pronuncia la famosa battuta sull’allora presidente del consiglio, Bettino Craxi, e sui socialisti, ironizzando sulla loro onestà. Apriti cielo: Baudo si dissocia e Grillo viene di fatto epurato dalla Rai. Ciononostante negli anni continua a riempire i teatri: la gente non lo ha dimenticato e ha continuato ad affollare i suoi spettacoli, solo in base al passaparola, nella totale assenza di manifesti o di pubblicità tradizionale. Forse anche grazie all’assenza dal piccolo schermo.

Dopo un cambiamento ai vertici Rai, però, Grillo torna in tv.
Sì, in diverse produzioni, tra cui un Festival della canzone di Sanremo che registra indici d’ascolto impressionanti grazie a un monologo graffiante, dove tra l’altro Grillo paragonò il promoter di eventi Aragozzini a una “guardia di confine bulgara” e invitò il cantante Jovanotti ad andare a “lavorare in miniera”.
Ma il suo picco in tv arriva nel 1993 con due serate in rigorosa diretta (quindi non controllabili) in cui Grillo detta le proprie condizioni alla Rai: assoluta libertà sui testi e pubblico pagante in sala. Le due serate vengono seguite da circa 13 milioni di spettatori: per l’epoca era una cifra da finale dei Mondiali di calcio.

Il suo interesse per la politica e il quotidiano maturerà con la profezia sulla disastrosa situazione Parmalat. Ricordiamo che in proposito la guardia di finanza si presentò in casa di Grillo chiedendogli conto delle sue fonti d’informazione. Dove aveva preso le notizie?
Con il caso Parmalat Grillo individua una parte lasciata scoperta dalla politica. I poteri che avrebbero dovuto vigilare e alcuni giornalisti che conoscevano la situazione Parmalat non ne hanno parlato, per paura o per “disattenzione”. Si è trattata di una situazione talmente clamorosa che in molti hanno interpretato gli elementi che si erano presentati come insufficienti a presagire uno scenario così catastrofico. Tutti erano tranquilli insomma, perché era pur sempre la Parmalat. Però qualcosa non quadrava. E Grillo ha solo tratto le sue conclusioni da quei dati già emersi dalla stampa e altrove. Poi ha lanciato un monito sulla situazione Parmalat attraverso la satira che, si sa, s’accompagna sempre alla politica. Se le sue previsioni non si fossero avverate la cosa sarebbe stata forse dimenticata, invece Grillo aveva visto giusto, e a ragione ha potuto urlare: “Vi avevo avvertito!”, cavalcando anche il fatto di essere stato il solo a farlo.
A quel punto la Guardia di Finanza ha subito creduto che Grillo attingesse da fonti privilegiate, ma non penso sia andata così: da comico, Grillo ha semplicemente fatto due più due con quegli elementi che altri preferivano non vedere.

La Parmalat, il motore a idrogeno, e ora la battaglia per non lasciare la tecnologia Wi-max in mano ai soliti oligarchi della telefonia italiana: Grillo prende un argomento, s’informa e ci restituisce il suo punto di vista. Ma come controllare la veridicità delle sue notizie?
Credo che la cosa più importante non sia che queste notizie vengano controllate con rigore, perché penso sia già un miracolo la presenza di un’informazione alternativa, che spesso ha comunque fonti molto solide. Consapevolmente o no – ma spero di sì – Grillo nello spiegare che esiste anche la possibilità di un motore a idrogeno, “allena” chi lo segue a un ragionamento in più, al fatto che c’è spesso una verità nascosta dietro a quella comunemente divulgata. Funziona come una sorta di palestra mentale, e forse neanche coloro che lo seguono sono consapevoli fino in fondo di questo ruolo. Alcuni intendono la “lezione” nel modo giusto, ossia come una spinta a “guardare oltre”; altri, invece, s’accontentano della risata liberatoria.
Grillo comico: nel libro descrivete i “tre tempi” attraverso cui si articola la sua comicità.
1) Lettura degli eventi quotidiani; 2) elaborazione personalizzata; 3) conclusione urlata sulla verità nascosta. Questi tre tempi provocano nel pubblico altrettante risposte: 1) presa di coscienza sul problema sul quale prima si aveva una opinione non chiara; 2) tifo da stadio per chi mette k.o. un avversario cattivo e peccatore; 3) sentimento dell’agire collettivo finalmente messo su un palco insieme ad un’aggressività liberata in modo verbale anziché fisico. Alla fine c’è una riflessione profonda ma anche la risata liberatoria.

Si è supposto che il pubblico di Grillo tragga una sorta di autocompiacimento nel sentirsi dire che il proprio Paese va a rotoli. Un atteggiamento molto italiano, si direbbe...
In un articolo pubblicato dal quotidiano La Repubblica nel novembre del 2004, Beatrice Manetti scrive che “Grillo è l’unico italiano capace di farsi amare dicendo alla gente ciò che la fa più soffrire”. Grillo è italico, e il suo pubblico è molto italiano.

Grillo analizza, ragiona, informa ma, vedendo i suoi spettacoli, sembra che l’emozione vera arrivi solo con l’insulto urlato, la fisicità incalzante, la battuta lapidaria. Su cosa fa leva Grillo?
Grillo riempie un vuoto che altri non riempiono, e in una stanza vuota e spoglia le grida si sentono di più. È il vuoto delle istituzioni, della classe politica, dei poteri economici.
Grillo dice giustamente che in Italia il mondo dell’economia è stato sostituito da quello della finanza, perché anche una persona piena di debiti può tentare le scalate alle banche e ai giornali. Lui, invece, è legato al contesto meraviglioso della vecchia industria Olivetti, con la sua ricerca, la sua architettura, la sua attenzione verso impiegati e operai. E la sua produzione.
Grillo ci sbatte davanti la realtà e la irride con un’energia coinvolgente, con una fisicità creativa, con la credibilità che gli deriva dal fatto di essere un comico libero e anche un po’ perseguitato. L’effetto è che la gente lo ascolta prima e lo segue poi – spesso esagerando ed affibbiandogli anche dei plusvalori che magari non ha – perché è talmente disperata da non sapere più a chi dar retta. Si va dietro a Grillo con tanto coinvolgimento anche perché non c’è rimasto molto altro.

Di conseguenza Grillo si è inventato un linguaggio che si discosta molto dal “politichese” o dal politically correct. Un linguaggio avulso dai compromessi che, a prescindere dai suoi contenuti, scardina, corrode, insulta.
Anche per questo è liberatorio: gli italiani vedono in lui quello che non vedono mai nella politica. Come ha detto l’attore Marco Paolini, la politica italiana ha spesso presentato una strana “perversione verso il centro” che è anche linguistica: una ricerca costante del compromesso a tutti i costi, che si parli del condominio o di questioni più ampie. Grillo fa l’esatto opposto: dice tutto quello che pensa in maniera estrema, esasperata. Senza centro, senza compromesso.

Non potrebbe sfociare nel populismo e nella demagogia?
Il suo punto di partenza è una lettura della quotidianità da comico, con una comunicazione diretta. Può anche sfociare in comportamenti da capopopolo o demagogici, ma viene comunque accettata perché gli italiani sentono finalmente qualcuno che alza la voce, in modo forte e chiaro, all’interno di un indistinguibile bisbiglìo generale.
Si è spesso criticata la violenza verbale di Grillo e dei suoi sostenitori, ma ricordiamo che, con le centinaia di migliaia di persone che hanno affollato i suoi “Vaffanculo-Day”, non si sono mai registrati un ferito o una rissa. Certo, lo slogan “vaffanculo” non sarà elegantissimo, però come dice il giornalista Marco Travaglio, in confronto a quelli dei palazzi del potere i “vaffa” di Grillo odorano di bucato. La gente è stanca e per ribellarsi ha bisogno di un leader nuovo: Grillo è il nuovo leader della comunicazione perché assomiglia solo a se stesso.

Nel libro dedicate molto spazio al blog di Grillo, il fulcro della sua azione, che alcuni osannano e altri criticano aspramente.
Il nostro reportage è partito proprio dall’analisi del blog di Grillo e della sua apparente “incodificabilità” rispetto ad altri blog. Grillo è stato capace di “scaldare” un medium, ossia Internet, che per sua natura è freddo: quando si accede al suo blog si percepisce tutta la sua fisicità, sia dai video che dai testi.
Qui poi lo slogan “il mezzo è il messaggio” diventa anche “l’assenza è il messaggio”: Grillo è morto in tv per rinascere su Internet molto più potente di prima, e ha potuto levarsi parecchi sassolini dalle scarpe. Inoltre è un blog documentato, ricco e fatto da un’equipe di persone preparate, dove Grillo mette a disposizione tutte le sue informazioni e rende note le sue iniziative. Questi gli aspetti positivi. Gli aspetti negativi risiedono in quella tendenza che molti leggono come “verticistica”: il blog di Grillo sarebbe una sorta di palcoscenico dove l’interattività dal basso, orizzontale, viene sostituita da un mattatore che invece parla dall’alto a chi sta in platea…

Qual è la valenza politica di questo blog?
È stato il primo blog a muovere le piazze: anche grazie a questo strumento, Grillo è riuscito a organizzare i V-Day e a raccogliere in pochi giorni centinaia di migliaia di firme per i suoi tre referendum. A dimostrazione del fatto che alcuni suoi sostenitori non cercano solo la risata aggressiva e liberatoria, ma anche un’azione concreta. È anche un monito verso i politici italiani: in tutta la storia della Repubblica nessuno ha potuto raccogliere così tante firme in così poco tempo. Più la politica lo snobba e più lui miete consensi, tant’è vero che il secondo V-Day ha registrato maggiori adesioni del primo nonostante dall’alto l’abbiano liquidato come un flop.
Allo stesso modo, tacciare Grillo di antipolitica non fa che dargli più forza.
La vera antipolitica sta in quelle legislature che, nonostante i numeri e gli anni di governo, non hanno prodotto le importanti riforme che così tanto servirebbero oggi al Paese.

Nel libro dichiarate che molti post lasciati da Grillo sul blog sono in realtà apocrifi, ossia non scritti da lui. Come avete tratto questa conclusione?
In base all’inchiesta giornalistica che abbiamo fatto ci sembra di poter evincere che Grillo non scrive tutto da solo, ma c’è uno staff di persone che scrive per lui seguendo i suoi input politico-artistici, anche perché sarebbe impossibile gestire da soli un blog con milioni di contatti. E ci è sembrato di poter identificare tre o quattro ghostwriter differenti. Ma, ripeto, è comprensibile, vista la mole di documenti ogni giorno sul blog…

Tale fatto non potrebbe depotenziare la reputazione personale che Grillo si è costruito in anni di comicità scomoda e su cui tanto si basa?
Non credo sia questo il punto. Ciò che veramente non funziona in Grillo sono certi suoi atteggiamenti autoreferenziali che lo portano a voler controllare tutti i testi che escono su di lui, mentre essendo un personaggio pubblico dovrebbe sciogliere questa ambiguità. La contraddizione di Grillo sta proprio qui: se pretendi libertà di pensiero e di azione, se auspichi libertà di stampa su tutto e per tutti, devi essere il primo a sottoporti alla regola che solleciti con così tanta vigoria.

In proposito qual è la storia del vostro libro?
Tre persone provano a incamminarsi sulle tracce che lascia questo signore e il gioco diventa un lavoro di studio affascinante e complicato. La pubblicazione ci è costata molte traversie editoriali, perché il libro doveva uscire con un altro editore che, per problemi con lo stesso Grillo, alla fine si è tirato indietro. Non facendo certo una bella figura. Abbiamo ritenuto giusto insistere nella pubblicazione per rendere meno ideologizzata la figura di Grillo: non si tratta tanto di essere pro o contro di lui, quanto di analizzarlo in maniera imparziale e giornalistica, anche per capire di cosa è sintomo in questa Italia. Evidentemente, però, il mercato editoriale italiano predilige quei libri che tendono allo scandalo e alle tesi precostituite. Amen.

Alcuni sostenitori di Grillo si sono presentati alle ultime elezioni politiche e amministrative con una propria lista elettorale. Quali i risultati?
Non credo che le cifre siano indicative, perché lui non è sceso in campo in prima persona. Grillo ha messo in piazza con fierezza la sua volontà di non votare perché contrario a questa legge elettorale, perché si è sentito preso per i fondelli e perché per lui queste elezioni erano una truffa. Poi ha dato il cosiddetto “bollino blu” ad alcune liste, i cui candidati non dovevano essere pregiudicati, non dovevano aver ricoperto cariche pubbliche per più di due mandati e non dovevano essere iscritti a un partito. In proposito Daniele Luttazzi, un autore di satira purissima che ha avuto anch’egli qualche problema di censura, ha dichiarato che è illusorio pretendere di cambiare la meschinità delle persone con semplici regole formali o con delle leggi.

Per concludere: chi ha paura di Beppe Grillo?
Sicuramente il “Palazzo”. Sicuramente i poteri forti.
Sicuramente, un po’, anche lui.

30 giugno 2008

Note
Emilio Targia, Edoardo Fleischner, Federica De Maria
Chi ha paura di Beppe Grillo?
Selene, 2008
pp. 223; euro 15,00