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La deriva di Huysmans e il circo di Cocteau
Francesca Garofoli | 25-11-2007 | ITA
Vite acrobatiche. Esperienze letterarie dal limite. Due libri curati da Marco Dotti per raccontare l'homme existentiel.

Qualcuno si sveste e qualcuno si traveste.
Due autori: l'uno nato sulle ceneri dell'altro. Cocteau e Huysmans.
Due personaggi: che in comune hanno solo la loro "nudità". Folantin e Barbette.
La nudità di quanti convivono - troppo dappresso - con la morte.
Il primo se la trascina dietro come pietra tombale dello sguardo. Come il grigio che amalgama ogni vivente nella secolare bruma di Parigi. Alla deriva.
Il secondo la indossa come un abito di piume. Come il brivido di ebbrezza che risveglia il funambolo di Genet. Come una greve risata tragica. Dall'abisso.

Folantin e Barbette non si sono mai incontrati. E mai potrebbero. Frequentano realtà troppo differenti. L'impiegatuccio burocrate scapolo di pochi mezzi annoiato e decadente non avrebbe proprio nulla da dire al funambolico artista del trapezio, l'uomo che ogni sera indossa la sua parvenza di donna piumata sfidando morte etica e morale dal palcoscenico di un circo.

Eppure attraversano le vie di una stessa città . Quella Parigi di cui Montesquieu coglieva il sinistro cinismo, quando scriveva: "Parigi è la città  pi๠sensuale del mondo, quella dove i piaceri sono più raffinati, ma è anche la città  in cui la vita è più dura: perché un uomo viva deliziosamente bisogna che altri cento lavorino senza tregua".

E così per ogni Barbette che volteggia ignaro delle umane pochezze, cento Folantin si trascinano spenti entro i confini di un'esistenza assai grama. Folantin "piluccava uova che sapevano di umori da basso ventre", mentre Barbette si lasciava immortalare da Man Ray. Folantin "si sforzava di assorbire il tuorlo che galleggiava nelle chiazze di albume con la mollica del pane", mentre Barbette si ritagliava il suo angolo di gloria recitando per Cocteau.

Folantin insegue l'esistenza - un'esistenza impietosa - di bettola in bettola. Una vita fatta di scarti: "la cena era penosa e il vino sapeva d'inchiostro"… "il servizio era lento e il vino odorava di benzina"… "la senape mascherava il sapore di marcio delle carni"… Un itinerario esistenziale scandito dal colore delle salse o delle macchie sulla tovaglia, dal grigio anonimato di quei localetti per scapoli, in cui mangiare altro non è che un dettaglio del tempo. Un tempo che si ripete. Sempre uguale.

Folantin creatura incompleta del naturalismo zoliano e dell'ozio decadentista. Che non sa, non puಠbruciare di quel "fuoco interiore che genera l'irradiazione" (Cocteau). Folantin vittima di "questo dramma di essere e di non essere nulla, contro il quale l'orgoglio si ribella" (Cocteau, ancora). Ma Folantin non conosce il senso della ribellione. Lui che avrebbe voluto avere la determinazione, il coraggio, di essere Des Esseintes, l'abisso, e che invece riesce solo nel disgusto.

Folantin che ci rammenta l'esausto di Deleuze, lo scrivano di Melville o l'uomo ridicolo di Dostoevskij, ma che non ha forza e convincimento per arrivare fino in fondo. E se Cocteau con i suoi trapezisti, pugili, cantanti e toreri "si concede il lusso di stupire Parigi", Folantin-Huysmans ne è vinto, schiacciato, respinto.
Folantin si muove cauto entro i confini di un'esistenza che non puಠnon vuole non deve. Salvo poi fermarsi a considerare "l'inutilità  dei cambiamenti di rotta, la sterilità  degli slanci e degli sforzi: bisogna lasciarsi andare alla deriva". A vau l'eau.

(25 novembre 2007)
Note
Joris-Karl Huysmans
Alla deriva
(Cura e traduzione di Marco Dotti)
:duepunti edizioni, 2007
pp. 96 - euro 9,00

Jean Cocteau
Travestimenti
(Cura e traduzione di Marco Dotti)
medusa, 2007
pp. 127 - euro 14,00