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Rolling life
Francesca Garofoli (a cura di) | 22-04-2008 | ITA
Scritture mutanti: intervista a Davide Cardea, art director, web designer e filmaker. Contaminazioni narrative tra scrittura, cinema, fotografia e web.

Voglio lasciare un segno, un ricordo, un’emozione. Non si nasconde dietro le parole Davide Cardea, art director, web designer e filmaker. Anzi, va dritto al cuore delle cose come il suo ultimo cortometraggio: Rolling life, in concorso al Babelgum Online Film Festival.

Davide Cardea Mi è sempre piaciuta la macchia che lascia il vino della casa sulla tovaglia bianca del ristorante. Pur essendo casuale, ha una precisione nei suoi passaggi di colore e nelle sue forme che mi affascina, come quella del caffé e della muffa su una parete, o del fax che ho appena ricevuto.

Si presenta così Davide Cardea, web artist e web designer, con una macchia: ovvero l’estrema conseguenza di un’immagine incompleta, espressa soltanto in potenza. Il “mutevole-mutante” di fatto è il suo ambiente naturale, come l’acqua per i pesci. Tanto che nel Concorso Scrittura Mutante (2003) – alla Fiera del Libro di Torino – si è qualificato “primo”, con il suo Outoftarget .

Mi piace sperimentare, per questo la mia scelta del media non è mai ostinata: scelgo quello per me più adatto tra i tanti che so addomesticare. Sento la scrittura mutante come un divenire e non un essere: qualsiasi forma di narrazione al di fuori della carta scritta/stampata, che si presti a una serie di modificazioni, è utile allo scopo. Lo sforzo è quello di uscire da un monitor e magari prendere a schiaffi le emozioni di chi naviga. Ma il contenuto è il vero aspetto fondamentale: mai un concetto troppo comune, anche se esclusivamente biografico. È il fuori dentro di me e poi di nuovo fuori. Articolatissimo e mentale, lascio che giochi sempre su più piani, che ognuno trovi il suo, ma senza chiedermelo.

E proprio sulla molteplicità dei piani, sul dentro/fuori, sulla dimensione spazio-temporale diffrazionata, gioca il pluripremiato Outoftarget (2002), finalista della categoria “Art” al Flash Film Festival di San Francisco e vincitore del FlashOneAward di Londra.

“Outoftarget” ha lo scopo di denunciare il cattivo rapporto che, soprattutto in Italia, regna tra committente e artista/realizzatore: la navigazione – in flash – simula una visita in un ospedale abbandonato, dove le anime dei creativi, uccisi dalle regole del mercato, lentamente si dissanguano.
Avevo bisogno di un media ampio e libero, per questo ho scelto la Rete.
Avevo bisogno di un qualcosa che desse emozioni, perciò ho scelto una narrazione il più vicino possibile alla vita reale, perché reale (per quanto metaforizzato) era l’argomento da profetizzare e volevo che chiunque ci si identificasse.
Avevo bisogno di qualcosa di graffiante e così ho deciso di descrivere il mio concetto parlando di morte e sopravvissuti, sporcando il più possibile, tenendo le luci basse. Mi piace lo sporco, il macchiato, il vissuto: segni del tempo che ci logora. Mi piace il segno del passaggio. Mi piacciono i pazzi e le pazzie, perché vivono su un parallelo della mia realtà. Mi piace la figura del clown.
Avevo bisogno di un messaggio che lasciasse una prospettiva di speranza e l’ho affidato al personaggio di Eddie: un bambino-Virgilio, simbolo della creatività pura. Ammetto che la scelta del bambino/bambolotto (clichè tipico del genere horror) rappresenta una sfida all’empatia dell’utente.
“Outoftarget” è quanto di più vicino a un film io potessi realizzare in quel periodo (adoro un certo tipo di cinema onirico, alla maniera di David Lynch, Stanley Kubrick o Floria Sigismondi), ma con i vantaggi dell’interazione che solo il web sapeva darmi, perché sul web l’idea stessa del viaggio può diventare personaggio.


Davide Cardea Per lente progressioni e per lunghe deviazioni è al cinema che Davide Cardea ha sempre puntato: ovvero alla massima potenzialità espressiva, comunicativa e artistica dell’immagine. Ma prima, nel 2000, ha esordito in una collettiva, a Roma, con 12 quadri di pittura digitale dal titolo “Le stagioni dentro”.

Ognuno di quei quadri descriveva un mese dell’anno galenico. Le stagioni non avevano alcun rapporto con il clima, bensì con l’umore degli uomini: inverno/apatia, primavera/amore, estate/passione, autunno/depressione. Quello che cercavo di esprimere era esclusivamente la dimensione biografica del tempo.
Successivamente ho intrapreso il progetto “Portraits” ovvero i ritratti da dentro: volevo dipingere le persone come se fossi stato dentro i loro corpi. Non mi interessavano le loro sembianze esteriori, bensì la loro indole.


Dalla pittura digitale al web, dal web alla fotografia, sempre digitale (ovviamente): nel 2006, con un reportage sulla Cina – dal titolo “Mandorle sull’Occidente” – vince il concorso Interfacce/Fotoesordio .

Qualcuno non sa che esistono occhi tondi e nasi grossi, qualcuno non conosce la macchina fotografica, altri del “resto del mondo” hanno solo sentito parlare. Ho cercato di catturare lo sguardo che c’era in quegli occhi colmi di immagini, colori, espressioni, il loro modo di guardare, attraverso me, a ciò che era diverso dalla loro quotidianità. Erano occhi affamati di Occidente.

Davide Cardea Ma alla fine è proprio al cinema che Davide Cardea è approdato, con il cortometraggio Rolling life, attualmente in concorso al Babelgum Online Film Festival di Spike Lee.

Ho scritto il soggetto di “Rolling life” in occasione di un concorso sul tema “il rapporto uomo-natura-ambiente”, ma ho puntato a un piano espressivo metaforico, nel quale è l’immagine a governare l’emozione. Più che comunicare, voglio esplorare, portare allo scoperto visioni e sensazioni: il sentimento di una sconfitta o di una grande vittoria, gli incubi o i déjà vu, le dolcezze o i dissapori del vivere quotidiano.
Ma al di sopra di tutto ci sono il “motore immobile” e Chronos – la telefonata che ricorre nel video – ovvero il tempo-natura che domina le nostre vite. A prescindere da ciò che ognuno di noi ritiene di poter fare – giocare, sposarsi, creare qualcosa… – quando tempo e natura decidono d’intervenire, intervengono e basta.
Il soggetto e la sceneggiatura li ho scritti in un paio di giorni. Ho girato in due giorni gli esterni (nei pressi di Roma) e in mezza giornata gli interni. Il telefono è il mio. L’ulivo no. Le musiche sono di Ras Noiz. Gerardo Greco si è occupato del suono in presa diretta.
Ho mixato, montato, titolato e sottotitolato in altre 24 ore.
Se vogliamo, è stato tutto fin troppo facile.


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Note
Si può votare il cortometraggio di Davide Cardea al Babelgum Online Film Festival seguendo le indicazioni fornite con Rolling life.
La procedura è tutt’altro che semplice, ma non impossibile per un sostenitore fermamente convinto.

Le fotografie inserite nel testo sono di Davide Cardea e fanno parte del reportage “Mandorle sull’Occidente”.

Davide Cardea nasce a Civitavecchia nel segno dei gemelli ascendente scorpione. Da dieci anni è art director, web designer e film maker. Ci tiene a rimanere un “libero professionista”, anche se vanta collaborazioni e consulenze per varie agenzie pubblicitarie e multimedia (fra le quali Saatchi&Saatchi, Xister, Fatal Error).
Dal 2002 insegna “fotoritocco” all’Istituto Superiore di Fotografia di Roma.
Dal 2007 si è impegnato nell’etichetta discografica indipendente Megasound, che produce realtà musicali emergenti, come Unnaddarè, Neilos e Tribraco.

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